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LA MAMMANA - RECENSIONI

Il segreto e l'amore della dura Lucina

Brunella Schisa - http://ilmiolibro.kataweb.it - Con La mammana Antonella Ossorio affronta il tema della diversità. In un borgo dell'800.

È una scrittura aspra quella che la napoletana Antonella Ossorio sceglie per esordire nella narrativa per adulti dopo diversi libri per bambini e ragazzi. Una scrittura che si adatta al carattere di Lucina, protagonista della storia, levatrice di un paesino campano che ha scelto di vivere in un borgo abbandonato da Dio e dagli uomini in solitudine. È la notte del primo marzo 1843, una notte speciale, illuminata da una cometa. Per la gente del popolo è presagio di sfortuna, e Lucina aspetta che la sua sorte si compia poiché in cuor suo pensa di meritare di essere punita.

Ha solo 26 anni ma porta addosso, anzi sul corpo, il peso di un segreto che la tramortisce da quando ha coscienza di sé. In quella notte minacciosa invece verrà chiamata al capezzale di una partoriente e farà nascere una capa janca, un'albina, che, come la cometa, il popolino crede porti sfortuna. Stella, invece, illuminerà la vita di Lucina.

Togliamoci il pensiero e riveliamo subito ai lettori che Lucina è una bellissima ragazza nata in un corpo di uomo...
«Sì, si è presentata di forza nel racconto e non sono riuscita a negarle spazio. In realtà volevo parlare della disperazione della diversità partendo dalla piccola Stella, ispirandomi a Carolina Crachami, una bambina nata nel 1815, detta "la nana siciliana", portata su tutti i palchi d'Europa come un fenomeno da baraccone. Nelle mie intenzioni la donna che l'avrebbe allevata doveva essere una tata anziana, invece si è presentata Lucina nella sua prorompente bellezza. D'altronde non avevo previsto nemmeno di scrivere una storia d'amore».

Ah no? Eppure di amore ce n'è tanto. Amore materno e amore coniugale. Perché anche nell'800 c'erano persone che non facevano grandi distinzioni di genere.
«Sì, non avevo previsto l'amore di Lucina per Bartolomeo, che è certamente un amore contrastato ma non consolatorio. Mi sono trovata ad affrontare l'argomento dell'identità di genere senza nemmeno accorgermene. D'altra parte il concetto di famiglia si sta trasformando e Lucina non è un assurdo letterario».

In quel secolo a Napoli c'era un unico sostantivo per le persone come la sua protagonista: femminiello.
«È vero, anche se Lucina si distacca da quello stereotipo perché è una persona di una femminilità prorompente. Non è il dettaglio anatomico che fa la femminilità, infatti ora la tendenza dei trans è quella di non farsi operare».

Adesso, ma due secoli fa il fardello del segreto doveva essere davvero tormentoso, per questo le atmosfere del libro sono cupe.
«Certamente c'è un vissuto pesantissimo, e alla base c'è anche il caratteraccio per niente leggero di Lucina. Ma le due storie d'amore, sia quella "coniugale" che quella materna, alla fine sono molto tradizionali. Non c'è dubbio che la cupezza della storia mi ha portato al borgo fantasma di Lucina. Forse ho letto troppa letteratura sudamericana e quando scrivo la magia irrompe nella realtà».

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